La casa tutta elettrica: quando conviene, soluzioni e costi

Come si fa a rinunciare al gas? Abbiamo approfondito il tema rimarcando l’importanza di una buona coibentazione prima di intervenire sugli impianti.

Rinunciare del tutto al gas per un appartamento elettrificato al 100% è una buona idea? In quali circostanze è consigliabile compiere una scelta di questo tipo?

Sono domande sempre più frequenti tra chi deve ristrutturare casa, o sta valutando l’acquisto di un’abitazione nuova. E la risposta finisce per legarsi a doppio filo con le caratteristiche che dovrebbe possedere una “casa passiva” o NZEB, l’acronimo inglese che identifica gli edifici a bassissimo consumo energetico (Nearly Zero Energy Building).

I massimi vantaggi della scelta “100% elettrico” si ottengono con un intervento complessivo, che parte dalla coibentazione (cappotto termico esterno o interno con nuovi infissi) per ridurre la dispersione di calore e di conseguenza il fabbisogno energetico.

In sostanza, bisogna pensare prima all’involucro e poi agli impianti.

Vediamo meglio.

Una casa totalmente elettrificata prevede in genere una pompa di calore con serbatoio d’accumulo, oltre naturalmente al piano a induzione per la cucina, in modo da staccarsi completamente dalla rete del gas e utilizzare l’energia elettrica per il riscaldamento, la produzione d’acqua calda e la cottura dei cibi.

Quando vince la pompa di calore

La pompa di calore (pdc) lavora con acqua a bassa temperatura a 25 gradi centigradi, al contrario della caldaia a gas che lavora a 75 gradi, quindi la pdc per scaldare bene un ambiente ha bisogno di una grande superficie radiante, ad esempio un sistema a pavimento oppure a soffitto.

Da un punto di vista tecnico si può utilizzare l’acqua della pompa di calore nei caloriferi esistenti o nei ventilconvettori (fancoil), ma in entrambi i casi, la resa termica è bassa, perché diminuisce notevolmente il salto termico fra la temperatura di mandata/ripresa e quella dell’ambiente.

Quindi, in sostanza, non conviene passare dal gas alla pompa di calore se prima non si riduce il carico termico complessivo dell’abitazione.

Un esempio: in una casa degli anni ’80 poco isolata, dove abbiamo una caldaia a gas da 24 kW, per passare a una pompa di calore bisognerebbe installare un apparecchio da almeno 12 kW termici in modo da riscaldare l’acqua a 55-60 gradi.

E a quel punto occorrerà aumentare notevolmente la potenza del contatore: a conti fatti, la convenienza del passaggio gas-elettrico in un caso del genere è assai dubbia.

Tra l’altro la pompa di calore soffre quando deve lavorare a temperature così elevate, perdendo molto in efficienza, tanto che non può produrre acqua calda istantanea, come fa la caldaia a gas.

Ecco perché alla pdc va abbinato un serbatoio di accumulo per l’acqua calda sanitaria, tarato sulle esigenze/abitudini delle persone.

Nella maggior parte delle situazioni, i nostri esperti considerano sufficiente installare una pdc da 7,5 kW termici (ricordiamo per completezza che una pompa di calore restituisce in media 4-5 kWh termici per ogni kWh elettrico consumato) con un accumulo da almeno 200 litri considerando che con 200 litri si fanno tranquillamente un paio di docce consecutive.

Il serbatoio “mantiene l’acqua a 50 gradi e si ricarica in 20-40 minuti secondo le temperature esterne.

L’importanza della coibentazione

Ricapitoliamo: se voglio ristrutturare casa con un intervento globale, di riqualificazione energetica più profonda, ha senso eliminare completamente il gas per elettrificare tutto.

Con un’ottima coibentazione si può anche pensare alla soluzione della pompa di calore collegata ai caloriferi esistenti, ma l’idea è certamente da scartare in una casa tradizionale con uno scarso isolamento termico.

Altrimenti, sempre rimanendo nel campo delle ristrutturazioni, per evitare interventi troppo invasivi sul lato degli impianti si può realizzare un sistema radiante a controsoffitto o si possono sostituire i vecchi caloriferi con dei fancoil mantenendo i tubi esistenti, ma con il vantaggio di poter lavorare con una temperatura di mandata un po’ più bassa, sui 40 gradi”.

Peraltro, i fancoil hanno un flusso d’aria più leggero e poco percepibile, al contrario degli split che tendono invece a “sparare” troppo l’aria calda o fredda.

Ancora un appunto sul riscaldamento: con la pompa di calore, soprattutto se abbinata a un impianto radiante nel pavimento oppure a soffitto, conviene far funzionare l’intero “pacchetto” (pdc-pannelli radianti) in modalità continua, impostando una temperatura che sarà mantenuta costante negli ambienti interni, in modo da ottimizzare il rendimento complessivo.

E qui è inevitabile fare un riferimento al concetto di “comfort”, di fondamentale importanza per entrambi gli ingegneri che abbiamo interpellato, perché tra i principali benefici di una casa ben coibentata e tutta elettrica c’è proprio il benessere, la confortevolezza degli ambienti.

Piani a induzione e contatori

Veniamo poi ai piani a induzione: questi piani oggi costano meno rispetto a qualche anno fa e sono relativamente facili da installare anche in cucine esistenti.

Tra l’altro, è bene chiarire che la cottura a induzione è molto più veloce (anche perché tutta l’energia va sulla pentola senza dispersioni), quindi in tre minuti si fa bollire l’acqua, al contrario di un fornello a gas.

Il piano elettrico, insomma, può consumare parecchio, data la sua potenza, ma per un periodo limitato.

Di conseguenza,  di solito è sufficiente un contatore da 4,5 kW per vivere senza problemi in un’abitazione elettrificata al 100%, che in pratica equivale a una casa “normale” con un contatore da 3 kW (basta non accendere troppi elettrodomestici tutti insieme).

Quanto costa

Prima di dare qualche indicazione generale sui costi, è bene chiarire un altro punto: in una casa 100% elettrica ben coibentata, i vantaggi (economici e ambientali) aumentano se si riesce ad autoprodurre la (poca) energia richiesta con le fonti rinnovabili.

Veniamo ai costi.

Per quanto riguarda le nuove realizzazioni, considerando interventi “spinti” con cappotti termici, impianti radianti e pompa di calore, il costo medio di costruzione inciderà per un 12-13% circa sul prezzo finale pagato dal cliente.

Per quanto riguarda, invece, le ristrutturazioni, molto dipende dal tipo d’intervento. In linea di massima, si può stimare una spesa intorno a mille euro/mq per un lavoro “tutto compreso” di riqualificazione profonda (coibentazione, infissi, impianti, finiture di medio livello).

Guardando solamente al costo per l’acquisto/installazione della pompa di calore con accumulo per l’acqua calda e del piano a induzione, si può partire da circa 8.000 euro.

IL SUPERBONUS 110% IN BREVE:

Il Superbonus è un’agevolazione prevista dal Decreto Rilancio che eleva al 110% l’aliquota di detrazione delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, per specifici interventi in ambito di efficienza energetica, di interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici o delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici.

Le nuove misure si aggiungono alle detrazioni previste per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, compresi quelli per la riduzione del rischio sismico (c.d. Sismabonus) e di riqualificazione energetica degli edifici (cd. Ecobonus).

Tra le novità introdotte, è prevista la possibilità, al posto della fruizione diretta della detrazione, di optare per un contributo anticipato sotto forma di sconto dai fornitori dei beni o servizi o, in alternativa, per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante. In questo caso si dovrà inviare dal 15 ottobre 2020 una comunicazione per esercitare l’opzione. Il modello da compilare e inviare online è quello approvato con il provvedimento dell’8 agosto 2020.

A CHI INTERESSA?

si applica agli interventi effettuati da:

  • condomìni
  • persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, che possiedono o detengono l’immobile oggetto dell’intervento
  • Istituti autonomi case popolari (IACP) o altri istituti che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di “in house providing”
  • cooperative di abitazione a proprietà indivisa
  • Onlus e associazioni di volontariato
  • associazioni e società sportive dilettantistiche, limitatamente ai lavori destinati ai soli immobili o parti di immobili adibiti a spogliatoi.

I soggetti Ires rientrano tra i beneficiari nella sola ipotesi di partecipazione alle spese per interventi trainanti effettuati sulle parti comuni in edifici condominiali.

QUALI SONO GLI INTERVENTI AGEVOLABILI?

Interventi principali o trainanti

 

Il Superbonus spetta in caso di:

  • interventi di isolamento termico sugli involucri
  • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale sulle parti comuni
  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale sugli edifici unifamiliari o sulle unità immobiliari di edifici plurifamiliari funzionalmente indipendenti
  • interventi antisismici: la detrazione già prevista dal Sismabonus è elevata al 110% per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021.

Interventi aggiuntivi

 

Oltre agli interventi trainanti sopra elencati, rientrano nel Superbonus anche le spese per interventi eseguiti insieme ad almeno uno degli interventi principali di isolamento termico, di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale o di riduzione del rischio sismico. Si tratta di

  • interventi di efficientamento energetico
  • installazione di impianti solari fotovoltaici
  • infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici

QUALI SONO I VANTAGGI?

La detrazione è riconosciuta nella misura del 110%, da ripartire tra gli aventi diritto in 5 quote annuali di pari importo, entro i limiti di capienza dell’imposta annua derivante dalla dichiarazione dei redditi.

In alternativa alla fruizione diretta della detrazione, è possibile optare per un contributo anticipato sotto forma di sconto dai fornitori dei beni o servizi (sconto in fattura) o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante.

La cessione può essere disposta in favore:

  • dei fornitori dei beni e dei servizi necessari alla realizzazione degli interventi
  • di altri soggetti (persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti)
  • di istituti di credito e intermediari finanziari.

I soggetti che ricevono il credito hanno, a loro volta, la facoltà di cessione.

Per esercitare l’opzione, oltre agli adempimenti ordinariamente previsti per ottenere le detrazioni, il contribuente deve acquisire anche

  • il visto di conformità dei dati relativi alla documentazione, rilasciato dagli intermediari abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni (dottori commercialisti, ragionieri, periti commerciali e consulenti del lavoro) e dai CAF
  • l’asseverazione tecnica relativa agli interventi di efficienza energetica e di riduzione del rischio sismico, che certifichi il rispetto dei requisiti tecnici necessari ai fini delle agevolazioni fiscali e la congruità delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati.

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