Superbonus 110% 2021: cosa sono sconto in fattura e cessione del credito? Come usufruirne?

A fronte del superbonus 110% di cui al decreto Rilancio, il beneficiario, come noto, può, invece che fruirne nella forma della detrazione fiscale in 5 quote annuali di pari importo, optare:

per lo sconto diretto in fattura
oppure per la cessione di un credito d’imposta corrispondente alla detrazione spettante, ad altri soggetti, ivi inclusa l’impresa esecutrice dei lavori ed istituti di credito e altri intermediari finanziari, con facoltà di successive cessioni.
L’opzione dello sconto o di cessione deve essere poi comunicata all’Agenzia delle Entrate entro il 16 marzo dell’anno successivo.

Come funziona lo sconto in fattura per il superbonus 110%

Con l’opzione dello sconto in fattura, il beneficiario del superbonus 110%, chiede all’impresa che esegue i lavori di applicargli, appunto, uno sconto diretto sulla fattura di spesa. L’impresa può, comunque, decidere di accettare o meno la proposta.

Se quest’ultima accetta, effettua, dunque, uno sconto dell’importo massimo pari alla spesa stessa. Poi recupera il tutto sotto forma di credito d’imposta di importo sconto pari alla detrazione spettante con possibilità di cessione successiva del credito.

Esempio

Un contribuente sostiene spese per lavori che danno diritto al superbonus 110% per euro 25.000. Se decidesse di godere del beneficio nella forma della detrazione fiscale, questa ammonterebbe ad euro 27.500 euro (25.000 x 110%) da godere in 5 quote annuali di pari importo (ossia 5.500 euro ogni anno).

Il contribuente chiede, invece, all’impresa che esegue i lavori lo sconto in fattura e l’impresa lo accorda per tutto l’importo. In questo caso, il beneficiario, avrà lo sconto nella misura di 25.000 euro e l’impresa maturerà un credito d’imposta pari a 27.500 euro.

Sconto in fattura per il superbonus 110%: quanto è conveniente per l’impresa che fa i lavori?

L’impresa, a fronte dello sconto concesso ha due possibilità, ossia utilizzare il credito maturato in compensazione per il versamento dei suoi tributi oppure cedere il credito stesso ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e finanziari.

Riprendendo l’esempio di cui sopra, se sceglie la prima strada, in questo caso avrà il vantaggio di aver maturato, a fronte di uno sconto concesso di 25.000 euro, un credito di 27.500 euro.

Lo svantaggio, invece, è che, secondo quanto prevede la normativa di riferimento, il predetto credito dovrà essere utilizzato in compensazione (in F24) con la stessa ripartizione della detrazione (quindi, in 5 quote annuali di pari importo) e

“La quota di credito d’imposta non utilizzata nell’anno non può essere usufruita negli anni successivi, e non può essere richiesta a rimborso”.

Se, invece, l’impresa scegliesse la strada della cessione del credito, ad esempio ad una banca, avrà il vantaggio di maturare, a fronte della cessione, immediata liquidità (la banca pagherà l’acquisto del credito).

Probabilmente, però, ciò che realizzerà sarà inferiore al valore credito, poiché in genere la banca acquista il credito ad un valore inferiore rispetto al suo valore nominale (quindi, ad esempio a fronte di un credito ceduto di 27.500 euro la banca potrebbe essere disposta a pagarne 24.000 euro).

Cessione del credito d’imposta, la piattaforma online

Con l’attivazione della piattaforma online dell’Agenzia delle entrate per la cessione del credito d’imposta, infatti, è ora possibile avvalersi di questa misura, optando, tra l’altro, per il trasferimento alla banca per ottenere liquidità immediata.

Credito d’imposta, a chi può essere ceduto?

Il credito d’imposta, spettante a fronte dell’esecuzione dei lavori agevolati con il superbonus, può essere ceduto all’impresa fornitrice degli interventi o ad altri soggetti privati, tra cui banche e intermediari finanziari.

Come le banche possono favorire la realizzazione degli interventi agevolati dal bonus fiscale?

In tre modi:

  1. scontando il bonus fiscale del cittadino (o condominio) che ha riqualificato l’immobile;
  2. effettuando l’operazione di sconto in favore dell’impresa che ha realizzato i lavori e si è fatta cedere dal committente il bonus fiscale a fronte di una riduzione del prezzo in fattura. Entrambe le modalità consentono di monetizzare il credito fiscale per l’intero ammontare, al netto di quanto dovuto alla banca o altro soggetto compratore per l’operazione di anticipazione.
  3. concedendo, su richiesta dei clienti, finanziamenti ponte che poi possono essere estinti in tutto o in parte con la cessione del credito d’imposta alla banca.

Cosa significa cedere il credito d’imposta alle banche?

Il beneficiario del superbonus può optare per il trasferimento del credito d’imposta alla banca per ottenere liquidità immediata, senza la necessità di dover recuperare il beneficio fiscale nella dichiarazione dei redditi, a compensazione delle imposte da pagare nell’arco dei cinque anni successivi. Per poter cedere il credito d’imposta alle banche è necessario che siano state già pagate le fatture relative al saldo o agli stati di avanzamento dei lavori (SAL), che non possono essere più di due per ciascun intervento complessivo e ciascuno dei quali deve riferirsi ad almeno il 30 per cento del medesimo intervento.

Come si estingue l’eventuale finanziamento?

Al termine dei lavori, la cessione del credito di imposta del 110 per cento dei lavori effettuati consente il rimborso del prestito della banca. Il finanziamento, infatti, potrà essere estinto in tutto o in parte, attraverso la cessione del bonus fiscale una volta che questo entrerà nel cassetto fiscale del cliente alla conclusione dell’intervento di riqualificazione o degli stati di avanzamento dei lavori intermedi.